Blackout a Torino, Ireti investe 500 milioni di euro per rinnovare la rete elettrica nella provincia - La Stampa

2022-07-02 05:05:25 By : Ms. Abby Xiao

La voce de La Stampa

Entro il 2030 verrà sostituita tutta la rete elettrica nel Torinese: un investimento da 500 milioni di euro

È cambiato il clima ed è cambiata la città: Torino ha sempre più bisogno di potenza elettrica. Iren ne è consapevole e ha in programma di dotare il territorio di quattro nuovi grandi impianti per trasformare l'elettricità da alta a media tensione. «L’obiettivo - spiega Emiliano Roggero, responsabile della rete di distribuzione Ireti, gruppo Iren, - è aumentare la potenza su Torino di almeno il 50%».

La rete elettrica cittadina non basta più a soddisfare la domanda?

«La domanda cresce ed è destinata a crescere ancora, basti pensare che per mantenere una configurazione ottimale già da tempo dobbiamo intervenire quasi quotidianamente sulla rete elettrica nel sottosuolo cittadino. Il piano di rinnovo della rete servirà sia per risolvere i problemi di questi ultimi tempi sia nell’ottica di una vistosa crescita dei consumi elettrici nei prossimi anni. Come gruppo, infatti, ipotizziamo una forte elettrificazione dei consumi energetici, a cui si aggiunge l’energia necessaria per le nuove forme di mobilità sempre più diffuse nel nostro territorio. In quest’ottica andiamo a rinnovare componenti idonee a trasportare più energia: banalmente cavi più grossi e trasformatori più grossi».

Nel futuro della rete ci sono dunque nuove grandi stazioni?

«Sì, a Torino saranno 4 e si andranno a sommare alle dieci già attive. Due in particolare sono già definite e prossime all’avvio dei cantieri. La prima si chiamerà “Michelin” dal potenziale simile all’impianto interrato di piazza Arbarello (ma in questo caso fuori terra) nella zona dell’ex stabilimento industriale a Torino nord. Si tratta di un investimento già avviato da 19 milioni di euro. Una seconda stazione molto potente – sono previsti tre trasformatori – sarà poi la stazione Bramante, che fornirà energia elettrica anche alle società ferroviarie Rfi e Trenitalia. Stiamo parlando di un investimento da oltre 20 milioni di euro; l’opera si avvierà a fine anno per concludersi nel 2025. Ireti nel periodo 2022-2030 investirà circa 500 milioni di euro nel torinese per le attività di potenziamento delle stazioni e di rinnovo della rete di media di tensione».

Come sono fatte queste stazioni?

«Da ciascuno di questi impianti partono generalmente 20 linee di media tensione: sono grossi fili, molto spessi, che corrono lungo Torino e inanellano una serie di cabine secondarie, di solito delle grosse cantine interrate, dalle dimensioni di circa 15-20 metri quadri, in cui ci sono gli arrivi di queste linee di medie tensione: qui la tensione viene trasformata da media a bassa per poi andare nelle case, nelle fabbriche, nei negozi e ovunque ci sia un contatore».

«Quando ci sono dei guasti sulla media tensione provocano lo scatto di un interruttore che toglie l’alimentazione a tutte le cabine servite da quel cavo. La rete è una grossa ragnatela, per arrivare in un punto ci sono tanti possibili passaggi. Se uno di questi passaggi si guasta, è possibile riconfigurare la rete per trovare un percorso alternativo all’alimentazione. Spesso però ci vuole un po’ di tempo. Il disservizio, in media, non supera i 60 minuti».

Quanto è cambiata la città dal punto di vista dei consumi?

«Ci siamo accorti che dal 2016, con un picco nel 2019, c’è stato un forte incremento di consumi legati al condizionamento. Per questo abbiamo avviato da alcuni anni un Piano resilienza per la sostituzione progressiva della rete per dotarla di cavi in grado di reggere meglio sia il cambiamento dei consumi sia le mutate condizioni climatiche».

Ci sono zone più problematiche di altre?

«Sì, c’è stato un deciso cambiamento di tipologia di consumi nelle periferie, passate da un profilo tipicamente industriale ad uno civile-residenziale».

«Che Torino non sia più una città industriale lo si vede nei carichi elettrici: mentre ad agosto c’era un crollo dei consumi, con le fabbriche che interrompevano la produzione, oggi la stagionalità industriale non esiste più, inoltre si sono aggiunti i condizionatori. Per questo le nostre squadre intervengono 24 ore al giorno con una organizzazione rafforzata e dedicata al periodo estivo». l.d.p.